"Che grande prestazione ! - Eri nervoso?"

"Sembri così calmo sul palco – come fai a stare così calmo?"

"Non c'è motivo di essere nervoso - Sarai grande!"

 

Genitori, insegnanti e compagni di scuola spesso ci raccomandano di mantenere il sangue freddo durante una performance fino da giovani. Eppure anche le migliori intenzioni hanno spesso cattive conseguenze, ed osservazioni innocenti come queste inviano il messaggio implicito che ci sia effettivamente qualcosa di male o di sbagliato nell'essere nervosi, che non dobbiamo sentire in quel modo, e se lo facciamo, che è un segno di difficoltà e debolezza.

Sentire quel nervosismo non è molto divertente, ma è l'ansia è realmente sintomo di scarso rendimento? O è solo un mito?

Nel 1975, Yuri Hanin, un ricercatore russo di psicologia dello sport, è stato invitato a lavorare con un gruppo dei migliori tuffatori russi in preparazione delle Olimpiadi. La convinzione prevalente era che una bassa quantità di ansia fosse migliore per prestazioni ottimali. Tuttavia, ciò che ha osservato tra gli atleti in questa competizione non sembra in linea con questa affermazione.

Curiosamente, si accorse che alcuni atleti in stato di calma, relax e fiducianon si esprimevano al massimo delle loro possibilità. Ed altri atleti erano estremamente efficaci a livelli relativamente elevati di ansia.

Questo apparente paradosso lo ha portato a studiare centinaia di atleti di alto livello, nella speranza di capire proprio il rapporto tra ansia e prestazioni.

Quello che ha trovato era che non esiste alcuna regola valida per tutti. Tutto dipendeva dal singolo atleta.

I dati di Hanin suggeriscono che ogni atleta ha una zona ottimale di ansia in cui si possono avere le migliori prestazioni.

E che ci crediate o no, la calma non è sempre la situazione migliore. Un numero sorprendente di persone da il loro meglio quando il livello di ansia è abbastanza alto. In uno studio su corridori fondisti i ricercatori hanno scoperto che il 30% ha effettuato le massime prestazioni quando l'ansia era significativamente elevata. In un altro studio è emerso che il 51% degli uomini e il 48% delle donne avevano i loro migliori risultati “sotto stress”.

Anche se non c'è una notevole ricerca sui musicisti e le loro zone ottimali di ansia, ci sono corrispondenze fra atleti e musicisti sulle relative zone di prestazione ottimale. Pochissimi ottengono i loro migliori risultati se completamente calmi e rilassati. La maggior parte dei picchi di performance si verificano quando l'ansia è medio-alta.

Tutto ciò non è piacevole né confortevole, ma in molti casi l'ansia aiuta a mobilitare la massima attenzione e concentrazione.

Ripensa alle tue due o tre migliori prestazioni. A che livello metteresti il tuo livello di ansia su una scala da 1 a 10? 1-3? 4-6? 7-10?

 

La zona.

La buona notizia è che non c'è bisogno di lasciare le cose al caso. Primo, si può imparare a ottenere un maggiore controllo sulla nostra naturale risposta di “lotta o fuga”. Lo sviluppo di una routine di pre-spettacolo, lavorare sulla centratura, imparare a incanalare correttamente la nostra attenzione, ottenere un maggiore controllo sulla nostra risposta fisica sono tutte abilità che si imparano.

Inoltre, possiamo imparare a espandere la nostra zona ottimale di rendimento - per suonare a un livello superiore, anche quando ci sentiamo nervosi, le nostre mani sono fredde, ed i nostri muscoli sono contratti. Ci vogliono tempo e pratica.

La cosa peggiore che possiamo fare è inviare il messaggio sbagliato ai nostri giovani studenti o coltivare in noi il mito che essere nervosi è una brutta cosa. Nella maggior parte dei casi è il non essere nervosi che è un segnale preoccupante.

 

Agisci!

Prepara una routine di pre-spettacolo.

Il tentativo di “portare la sala prove nella sala da concerto” non funziona nel lungo periodo. Lavora per “portare la sala da concerto nella sala prove”!

 

La frase-sintesi

"Avere le farfalle nello stomaco è ok. La soluzioine è quella di farle volare in formazione. "~ Sconosciuto

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